“Marie Antoniette I costumi di una regina da Oscar”

Il fascino del Settecento in mostra al Museo del Tessuto di Prato “Il capriccio e la ragione. Eleganze del Settecento europeo”
Settembre 24, 2017
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“Marie Antoniette I costumi di una regina da Oscar”

Abiti da star in mostra al Museo del Tessuto di Prato

Con le immagini, ancora vivide nella memoria, dell’originale lettura della vita di una delle regine più celebri e discusse, proposta nel film di Sofia Coppola, non potevamo mancare di visitare la mostra temporanea allestita al Museo del Tessuto di Prato, dedicata a una selezione di abiti di scena realizzati per la provocatoria pellicola Marie Antoinette.

       

Nel condurre lo spettatore in un viaggio nella personalità della giovane Delfina, giunta a Versailles non ancora quindicenne, la cineasta americana traccia il ritratto di un’adolescente mostrandone le fragilità, la leggerezza, l’amore per la bellezza e l’eleganza, caratteristiche queste ultime, che la renderanno una vera icona di stile.

Trasposizione volutamente moderna, la narrazione cinematografica si sviluppa in un gioco di suggestivi e paradossali accostamenti, come la colonna sonora composta da melodie antiche e da brani contemporanei, scelti nel repertorio musicale degli anni Ottanta, in un susseguirsi di eventi fino al drammatico epilogo con l’arrivo della folla inferocita e il successivo trasferimento della famiglia reale a Parigi. Le scene costruite con grande attenzione per i dettagli sono orchestrate su una profusione di infiniti rimandi cromatici: memorabile la sequenza in cui, sulle note di “I want Candy” dei Bow Wow Wow, scorrono le immagini di sete e di rasi dalle tonalità pallide, di alte acconciature a pouf, di trionfi zuccherati di macarons e glasse colorate, di lucide scarpine – magistralmente disegnate da Manolo Blahnik – fra le quali spunta un inaspettato paio di All Star Converse, spiazzante richiamo all’età della protagonista.

                

Elementi portanti in qualsiasi ricostruzione cinematografica di soggetto storico, i costumi  sottolineano i passaggi della vita di Maria Antonietta, riflettendone i mutamenti interiori e le  alterne vicende; progettati da Milena Canonero, vincitrice del premio Oscar, sono il frutto di un attento studio iconografico sulla pittura settecentesca, capace di ricreare con maestria fogge, dettagli, accessori, con una ricerca di materiali che – come leggiamo nel pannello di introduzione alla mostra – si è indirizzata «su tessuti di seta come taffetas dalla mano “croccante” oppure rasi e velluti leggeri dai colori pastello per la prima parte della storia e via via sempre più cupi verso il finale».

Una video installazione all’ingresso dell’esposizione ripercorre le tappe fondamentali della vita della Regina, illustrandone la passione per la moda e offrendo interessanti spunti per comprendere il contesto sociale e produttivo, animato da artigiani fantasiosi e sapienti, che le permise di creare uno stile imitatissimo non solo a Versailles.

Davanti all’abito rosa intenso, vero catalizzatore di sguardi nel primo ambiente della mostra, sono collocati due corsetti abbinati alle rigide sottostrutture per le ampie gonne dell’epoca, sospesi in una dimensione quasi atemporale appaiono come una moderna installazione artistica;

               

la proiezione di uno spicchio di tappeto erboso sulla soglia della grande sala richiama alla memoria i giardini del Trianon e l’immagine di Kirsten Dunst, interprete di Marie Antoinette, distesa sull’erba, finalmente serena dopo le traversie iniziali della sua vita coniugale, in un delizioso abito color avorio disseminato di fiorellini dagli steli sottili.

Sistemati su una scenografica pedana a gradoni divisa in due ali ascendenti verso i costumi, posti al centro, indossati dalla coppia reale al momento dell’incoronazione,

gli abiti raccontano i momenti significativi della parabola esistenziale della sovrana di Francia: dal completo indossato alla partenza dalla corte di Vienna all’abito azzurro polvere per la vestizione alla francese – rigorosamente senza “conservare nulla di una Corte straniera, nemmeno la camicia e le scarpe”, come si legge nelle Mémoires de Madame Campan, prima cameriera di Maria Antonietta, episodio fedelmente narrato nella pellicola cinematografica –, passando per i diversi costumi legati agli incontri importanti o ai momenti lieti, come la Chemise à la Reine, semplice veste di mussola leggera, o dolorosi come il raffinato abito da lutto in raso blu fino all’elegante sobrietà del completo grigio e turchese dell’addio finale a Versailles.

Scorrono sullo sfondo alcune immagini del film, mentre grandi cornici appese nel vuoto suggeriscono architetture grandiose, superfici specchianti che negli spazi dell’antica Cimatoria sembrano alludere a una moderna riflessione sulla vacuità dell’umana gloria….

Isaotta Guttadauro

 

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