Il fascino del Settecento in mostra al Museo del Tessuto di Prato “Il capriccio e la ragione. Eleganze del Settecento europeo”

Nuovo Ospedale Santo Stefano e noi.
maggio 21, 2017
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Il fascino del Settecento in mostra al Museo del Tessuto di Prato “Il capriccio e la ragione. Eleganze del Settecento europeo”

Situato nei locali dell’antica Cimatoria Campolmi, il Museo del Tessuto di Prato presenta un percorso espositivo di tale interesse che sfidiamo la calura di questo infuocato mese di agosto per  dedicarci alla visita delle sue collezioni, cogliendo l’occasione per visitare la mostra temporanea, allestita al suo interno, vero viaggio nell’evoluzione del gusto, dello stile e della moda prodottasi nel Settecento. L’allestimento della sala dei Tessuti antichi, ambiente che ospita l’esposizione, induce a una reale immersione nelle atmosfere del XVIII secolo: la proiezione degli affreschi del Tiepolo sulle volte a crociera e le superficie specchianti affisse alle pareti danno vita a un gioco di riflessi e di stimoli visivi di grande suggestione.

 

La complessa stagione artistica settecentesca, percorsa da incessanti mutazioni di stili, è ricostruita attraverso diverse tipologie di manufatti: si spazia dal tessuto, agli abiti e agli accessori fino a dipinti, incisioni, e porcellane, in un racconto a più voci che narra di un’epoca intensa e varia.

 
Primo tema presentato in mostra è quello della passione per l’esotico, diffusasi in Europa già nel Cinquecento, ma sviluppatasi enormemente grazie all’intraprendenza commerciale di alcuni paesi che, dalla fine del secolo successivo, importarono beni di lusso da Cina, India e Giappone, determinando profondi cambiamenti nel gusto e nella produzione manifatturiera europea, in special modo in quella francese. Le riforme intraprese durante il regno di Luigi XIV apportarono trasformazioni significative nell’organizzazione dei processi produttivi di oggetti di alta qualità e bellezza, esportando nel resto dell’Europa un linguaggio artistico elegante e spensierato, tradotto nei manufatti tessili in ornati caratterizzati dall’accostamento di elementi tratti dal repertorio naturalistico e di spunti di ispirazione esotica. Queste innovazioni sono presentate attraverso molteplici esempi di tessuti e da un ampio corredo di calzature, guanti, ventagli e pregiati capi di abbigliamento, come un gilet maschile in stile già animalier, esempio della crescente diffusione in Europa del mito del buon selvaggio.

 

I motivi decorativi di bottoni e le porcellane, delle produzione Ginori e di Sevrès, attestano il passaggio dal gusto rococò allo stile neoclassico, con un rinnovato interesse per l’arte antica greca e romana, promosso dalle recenti campagne di scavi archeologici, come testimoniano, nel percorso espositivo, i bottoni cammeo realizzati in porcellana dalla manifattura inglese Wedgood e i ricami di un gilet preveniente dal Museo Stibbert di Firenze, oltre agli ornati dei tessuti presentati, ove compaiono soggetti ispirati alla classicità, quali piccole vedute o capricci con rovine.

 

Il volgere del secolo con l’affermazione della filosofia dei Lumi produce nuovi sviluppi nel gusto e nello stile, favorendo un alleggerimento nelle strutture decorative dei tessuti: le righe si impongono per svanire presto nel trionfo del monocromo; i colori sontuosi si stemperano in tinte pallide, rosa teneri, gialli chiari, verdi acqua, azzurri polvere; le fogge degli abiti subiscono una semplificazione in linea con lo spirito del tempo, il modello di veste femminile in voga, la robe en chemise, con la vita alta e l’ampio scollo quadrato, realizzato in leggera mussola di cotone, ben esemplifica la sobrietà delle nuove tendenze.

La passeggiata termina qui, ma la mostra resterà aperta fino al 29 aprile 2018…una nuova visita…chissà….

 

 

 

Isaotta Guttadauro

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