Fra ozi e veleni: incontri nella villa del Magnifico

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Fra ozi e veleni: incontri nella villa del Magnifico

Approfittiamo di una bella mattinata per salire alla Villa di Poggio a Caiano e abbandonarci a libere riflessioni sui pensieri di coloro che ne vollero la costruzione e l’abitarono in passato.

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La ricerca di sollievo dagli affanni cittadini in un luogo dove l’immaginazione potesse nutrirsi di armonia e bellezza, spinse Lorenzo il Magnifico a richiedere la costruzione di questa dimora a Giuliano da Sangallo, architetto che più di altri seppe interpretarne idee e gusto. La villa si presenta quale vero prototipo per le successive residenze signorili: il recupero di modelli classici, cari al Magnifico, si traduce in strutture aperte sul paesaggio, come il porticato a pianterreno e la creazione di affacci continui sulla campagna circostante.

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Se il fregio in terracotta invetriata, attribuito allo scultore Andrea Sansovino (l’originale è conservato all’interno),

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collocato sul frontone di facciata, vera citazione dall’antico, ci offre un  esempio di temi vicini alle meditazioni etiche di Lorenzo, illustrando l’eterno dilemma umano tra Bene e Male, il percorso all’interno ci ricorda la varietà delle personalità che queste mura hanno accolto per soggiorni piacevoli, spesso legati ai piaceri della caccia.

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Altre erano le passioni che resero cara questa dimora al granduca Francesco I e alla sua amante Bianca Cappello, divenuta poi, alla morte della granduchessa, adorata sposa di questo principe inquieto e malinconico, dedito allo studio della natura e alle pratiche alchemiche; proprio in queste stanze, nel 1587, i due coniugi trovarono la morte a pochissima distanza l’uno dall’altro, alimentando leggende sulle possibili cause del loro decesso, imputate da alcuni a misteriosi veleni da altri a più “semplici” febbri terzane.

Un delizioso ambiente dedicato alle rappresentazioni teatrali ci racconta di un’altra permanenza, stavolta una sorta di esilio, quella della brillante cugina di Luigi XIV, Margherite-Louise d’Orléans, giunta a Firenze per unirsi in matrimonio con l’erede al trono, il futuro granduca Cosimo III, uomo religiosissimo, la cui indole mal si addiceva allo spirito vivace della giovane, allevata alla corte di Francia.

L’amore per il teatro della principessa, rientrata definitivamente in patria nel 1675, caratterizzerà anche il suo primogenito, il gran principe Ferdinando, che nella villa del Poggio coltiverà la sua passione per le arti, dalla musica alle scene, alle collezioni di dipinti, raccolti in un ambiente ricordato come “Gabinetto di opere in piccolo di tutti i più celebri pittori”.

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L’ampio salone luminoso del primo piano, fulcro del progetto sangallesco, ci accoglie con i grandi affreschi voluti dal secondogenito del Magnifico, il cardinal Giovanni, pontefice dal 1513 con il nome di Leone X: alla lunetta dipinta dal Pontormo in cui la figurazione di un tema allusivo alla ciclicità del tempo rivela un’inusitata attenzione per il dato naturale, si affiancano le chiare immagini di eroi dell’antichità romana, realizzate, con evidente intento celebrativo delle famiglia Medici, da Andrea del Sarto e dal Franciabigio. Cinquant’anni dopo le scene furono completate e ampliate, per volere di Francesco I, da Alessandro Allori, autore di una decorazione fastosa e scenografica, rispondente all’elegante gusto di corte.

I toni pastello delle stanze seguenti, ornate di paesaggi dal sapore neoclassico e dai soggetti mitologici, ci rimandano a un’epoca brillante e mondana per la villa del Poggio, cornice ideale per le feste e gli intrattenimenti organizzati da Elisa Baciocchi, nuova granduchessa di Toscana dal 1809 e sorella di Napoleone, alle cui campagne alludono le forme dei mobili di un salottino, ispirati all’arte dell’antico Egitto.

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L’ultima presenza femminile ci viene suggerita da una camera interamente tappezzata in rosa, omaggio alla contessa di Mirafiori, “la bella Rosina”, moglie morganatica di Vittorio Emanuele II: la coppia reale, negli anni di Firenze capitale d’Italia, trascorse in questa dimora momenti di piacevole svago, come ci rammenta il salone dedicato al biliardo, sotto una pergola dipinta sul soffitto, dove ridenti puttini giocano contro un cielo di azzurro intenso, fra ciuffi di nuvole e tralci fioriti.

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Lasciamo la villa rimandando il piacere della visita al Museo della natura morta, aperto dal 2007 al secondo piano dell’edificio, alla prossima passeggiata al Poggio….

Isaotta Guttadauro

Ps. Ringrazio di cuore la mia carissima amica “Isaotta Guttadauro” per l’esaustivo post sulla splendida villa del Poggio a Caiano, la sua preparazione nella storia dell’arte è per me fonte di meraviglia e soprattutto un grande dono per colmare la mia enorme ignoranza. Spero che vorrà ancora donarmi queste perle che condividerò ben volentieri con tutti voi.

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